La lezione della guerra alla Libia

Vorrei capire. L’Italia era il maggiore importatore di gas e petrolio libici (eredità di Mattei, ma anche, va detto, di Craxi e Andreotti). A un certo punto Francia e GB hanno deciso che quelle risorse servivavo a loro: hanno armato i ribelli e sono partiti alla guerra contro i nostri interessi strategici e contro il nostro alleato. Il quale era un dittatore ripugnante, ma non più ripugnante della famiglia reale saudita, per dire. Noi, non potendo competere con la forza militare francese e inglese, abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco, abbiamo ripudiato l’alleato e fornito basi e qualche aereo agli attaccanti.
Adesso la partita è finita: Sarkozy e Cameron hanno celebrato il trionfo a Tripoli, e noi cerchiamo di farci dare qualche avanzo del banchetto dei vincitori.
Francia e GB hanno mostrato di non esitare neppure di fronte all’opzione militare contro un partner europeo, pur di difendere i propri interessi (altro che Europa unita!).
Noi, noi restiamo con le figuracce dei baciamani e delle ragazze offerte da Berlusconi al Rais. L’unica diplomazia nella quale l’Italia ha mostrato di credere è quella della patonza, che “deve girare”. O sbaglio?

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